Liguria – Pascoli vietati alla Brigasca: che ne sarà di questo presidio Slow Food?
3 Agosto 2026
E’ un caso particolare, perché in virtù di quanto stabilito dalle nuove regole sulla concessione dei pascoli in usi civici, bisogna privilegiare gli allevatori locali. Accade che ldo Lo Manto, pastore del Presidio Slow Food della pecora Brigasca, si trovi proprio in questa difficile situazione, perché risiede ad Albenga, mentre l’area pascolo che lo interessa è nel comune di Triora.
Una situazione che ha indotto i rappresentanti di Slow Food ad attivarsi, per aiutare il Pastore e salvaguardare questo prezioso esempio di biodiversità.
Tra l’altro, i pascoli in questione hanno caratteristiche che sono ideali proprio per gli ovicaprini, piuttosto che per i bovini, alla cui proprietaria, invece, sono stati dati in concessione, perché sono terreni scoscesi, e il gregge riesce a raggiungere anche i punti più impervi e difficili, brucando le erbe disponibili e ripulendo correttamente il terreno.
Le vacche, più grandi, pesanti e meno agili, non possono raggiungere tutti i punti, quindi la vegetazione rischia di essere lasciata a se stessa, crescere indisturbata, con la conseguenza che il cotico erboso ne risentirà.
Per quest’anno, il signor Lo Manto ha ottenuto una proroga, fino al 31 maggio 2027, ma poi il problema si ripresenterà e con grande incertezza sull’esito.

Slow Food Italia, ricordando che gli alpeggi pubblici rappresentano un bene comune e che è dovere delle amministrazioni comunali preoccuparsi che chi li pascola li restituisca a fine stagione in buone condizioni, ha inviato una lettera al sindaco del Comune di Triora, all’assessore regionale all’Agricoltura della Regione Liguria e al presidente del Parco delle Alpi Liguri nella quale si esorta a trovare una soluzione che consenta a Lo Manto di poter contare su un pascolo estivo stabile per la sua attività.
Questo caso sembra non essere isolato, perché altri pastori liguri stanno patendo le difficoltà del signor Ido Lo Manto Slow Food auspica che prima della fine del 2026, anno che FAO ha dedicato proprio alla Pastorizia, per valorizzarne il ruolo a salvaguardia delle biodiversità, si possano trovare opportune soluzioni. La Pastorizia, rammentano da Slow Food, svolge un ruolo cruciale anche in tema di sicurezza alimentare e lotta al cambiamento climatico; pertanto, questa vicenda deve convincere le istituzioni ad essere più attenti nei confronti di chi garantisce, con il proprio lavoro, la conservazione in equilibrio delle aree interne, sempre più soggette allo spopolamento, all’avanzata del bosco e agli incendi, che la pastorizia contribuirebbe a contrastare.

Nota di Redazione: le foto sono concesse da Slow Food e sono di Archivio Slow Food e Nicola Rebecchi/ Federico Trotta