Peste Suina Africana: minaccia per la razza Cinta Senese. Appello di quindici organizzazioni al Commissario per la PSA
30 Luglio 2026
La Peste Suina sta minacciando anche la razza Cinta Senese: in poco tempo è stato necessario abbattere circa il 10% dei circa tremiladuecento capi totali.
C’era stato uno sconfinamento nel sud del Piemonte, e il virus della peste suina è stato rinvenuto in alcuni allevamenti toscani, provocando le conseguenze che abbiamo riferito.
Quindici organizzazioni ritengono che le decisioni, assunte negli anni per contrastare la Peste Suina Africana, non si sono rivelate idonee, per questo hanno pensato ad un contatto epistolare con il Commissario alla PSA, Giovanni Filippini, chiedendo anche un incontro urgente per rivedere quelle, che interessano tutto territorio nazionale.
Gli abbattimenti automatici hanno interessato anche gli allevamenti estensivi e di piccola dimensione, che quindi sono stati considerati come i grandi allevamenti intensivi industriali. Le organizzazioni ricordano che l’83% degli allevatori di suini italiani sono titolari di piccoli allevamenti e l’attuale gestione dell’emergenza rischia di compromettere il patrimonio di biodiversità zootecnica suinicola, ambientale e culturale, oltre che provocare un devastante danno economico.
Le razze autoctone che, come la Cinta Senese, rappresentano un patrimonio di biodiversità e di qualità – in termini di allevamento ma anche di produzioni norcine – in tempi brevi potrebbero essere annullate.
Accade che per il contenimento del contagio, sono previste costose misure di biosicurezza da adottare e previsti piani di abbattimento a tappeto, misure che erano già severe, ma che oggi sono aggravate dalla recente ordinanza commissariale 4/2026, che ha esteso da uno a tre chilometri il raggio di applicazione delle misure conseguenti al rinvenimento di un animale selvatico infetto, unicamente per le aziende di piccola scala o familiari e semibrade.
Questa ordinanza, spiegano le quindici organizzazioni firmatarie della lettera al commissario Filippini, provocherà anche effetti collaterali, a danno di chi pratica la transumanza, l’alpeggio o il pascolo di ovicaprini in aree di restrizione, perché chi scenderà dagli alpeggi a settembre, ad esempio, se passerà in quelle aree dovrà tosare i propri animali e disinfettare automezzi e animali.
Elenco delle 15 organizzazioni che hanno firmato la richiesta di incontro al commissario per la PSA, Filippini:
Slow Food Italia, FederBio, Legambiente, AssoBio, AIAB, AIAB Emilia-Romagna, AIAB Toscana, AIAB Liguria, La Buona Terra, Veterinari Senza Frontiere Italia, ARI (Associazione Rurale Italiana), RARE (Associazione Razze autoctone a rischio di estinzione), ONAS (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Salumi), UCI (Unione Coltivatori Italiani), insieme al Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP

Immagine da Ministero Salute