Progetto Cbrn – Italy Ricercatori lanciano l’allarme sui Rischi Chimici, Biologici e Radio Nucleari: Con quali strumenti affrontarli?
1 Dicembre 2022Questo articolo potrà essere considerato fuori dal solco dei nostri scopi d’informazione, ma abbiamo ritenuto interessante, oltre che utile, portarvi a conoscenza ( anche da questo spazio ) del lavoro di ricercatori che hanno analizzato la capacità del nostro Paese di saper affrontare vari rischi, che vanno dal nucleare, a quelli legati a ad accadimenti naturali, o anche di minaccia alla pubblica incolumità e salute, in senso più generico.
Tutto nasce dal Progetto Cbrn–Italy, coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa,diretto da Andrea de Guttry, professore ordinario di Diritto internazionale dell’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica, Sviluppo) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Progetto realizzato nell’ambito dei Prin 2017 (Progetti di rilevante interesse nazionale”), con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.
Uno degli scenari, presi in considerazione è connesso al rischio di terrorismo con agenti chimici, biologici, radio–nucleari, il verificarsi di incidenti industriali o di eventi naturali che possono comportare il loro rilascio e, infine, il rischio derivante dall’utilizzo di armi chimiche, biologiche, radio–nucleari.
Secondo questa ricerca, il nostro Paese versa kiin condizioni di “significative criticità” per quanto riguarda la prevenzione delle situazioni di emergenza.
Quanto accaduto nei momenti iniziaki di Covid- 19, secondo Andrea De Guttry, ha messo in luce lacune, che dovranno essere urgenemente colmate.
In sintesi, secondo il coordinatore del progetto Cbrn-Italy, La prevenzione e la pianificazione delle emergenze dovrebbero essere sostenute da una strategia olistica e multi-rischio per la riduzione del rischio di disastri, che, come previsto dal Sendai Framework (il principale documento di riferimento internazionale sulla riduzione del rischio di disastri adottato nel 2015 e successivamente approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite) avrebbe dovuto essere adottata entro il 2020.
Questa strategia dovrebbe avvalersi di una Piattaforma Nazionale per la Riduzione del Rischio (che non appare a oggi. operativa) e dovrebbe prevedere un coordinamento con altri strumenti, come la Strategia di adattamento al cambiamento climatico, o la Strategia nazionale per la cybersicurezza, o la Strategia per la protezione delle entità critiche (che sarà obbligatoria dopo l’adozione della nuova Direttiva UE sulle entità critiche, prevista per la fine del 2022 o al più tardi inizio 2023).
Il nuovo Codice della Protezione Civile adottato nel 2018 introduce importanti novità in tema di prevenzione e pianificazione. Tra le principali lacune le ricercatrici e i ricercatori hanno notato, tuttavia, uno scarso coinvolgimento del pubblico nella valutazione del rischio e delle vulnerabilità locali; una scarsa attenzione alle necessità dei gruppi più vulnerabili che, in genere, sono colpiti in maniera significativa durante una situazione di emergenza: bambini, anziani, persone con disabilità, migranti.
Importante è poi garantire – si legge nel rapporto finale – un’adeguata catena di comando anche nel caso di emergenze ibride che possano interessare più settori.
Non sono conclusioni che restano confinate nelle teorie espresse dai ricercatori, e ne abbiamo una conferma di concreta, drammatica evidenza, semplcemente considerando quanto sta acccadendo in Ucraina: l’allerta non può che essere globale e ben congegnazto,perché se la minaccia nucleare deventasse terribile realtà, secondo il direttore generale dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica), le conseguenze si propagherebbero ben oltre i confini di quel Paese.
Tra le misure da adottare, si cita anche la maggiore attenzione alla cooperazione di polizia transfrontaliera per la prevenzione dei reati e alla formazione di operatori specializzati, ad esempio in gestione del rischio ( risk manager di infrastrutture critiche), e come saper adottare un modello di comunicazione, per le situazioni di emergenza, destinata alla popolazione.
Il rapporto finale dei ricercatori, impegnati nel progetto Cbrn-Italy,tiene in grande considerazione anche la necessità di interventi sociali e di sostegno psicologico per le vittime di eventi disastrosi,siano essi intenzionali, accidentali o naturali e che si tenga conto di garantire il reintegro ambientale; inoltre, vi è anche della necessità di un codice delle Ricostruzioni (più in generale di un codice della ripresa) per riempire alcune lacune importanti della fase post- emergenza, che resta la più trascurata di tutto il ciclo di gestione.