UNIONBIRRAI: la birra artigianale può rappresentare per la Toscana una Nuova Identità del Territorio!

15 Settembre 2026 Off Di Redazione online

“Non basta sostituire una materia prima proveniente da fuori regione con un orzo coltivato in Toscana. La vera opportunità è costruire una filiera brassicola regionale organizzata, capace di creare valore dall’agricoltura fino al bicchiere e di trasformare la birra artigianale in un nuovo elemento dell’identità agroalimentare toscana”.

Lo ha dichiarato Claudio D’Agnolo, referente regionale di UNIONBIRRAI (l’associazione di categoria che rappresenta e tutela i piccoli birrifici indipendenti italiani)  intervenuto a Firenze alla giornata di studio “Dall’orzo al malto nelle produzioni locali”, organizzata presso il DAGRI dell’Università degli Studi di Firenze in occasione della presentazione del progetto COrBi – La Coltivazione dell’Orzo Biologico da Birra nei birrifici agricoli.

All’incontro, hanno presentato le loro relazioni Silvio Menghini – OBIART-UNIFI; Gian Franco Regnicoli – Malteria Artigianale Italiana;  Marco Mancini – DAGRI-UNIFI; Luchino Grappi – Az. Agr. Grappi Luchino; Claudio D’Agnolo – Unionbirrai Toscana; Andrea Triossi – Agri4.

Per UNIONBIRRAI, il progetto di coltivare  un orzo con caratteristiche qualitative specifiche per la produzione brassicola è un passaggio strategico, ma ( avverte D’Agnolo) “bisogna saper scegliere varietà adeguate, corretti parametri agronomici, una maltazione controllata, costanza nelle produzioni e soprattutto una collaborazione continua tra agricoltore, maltatore e birraio”.

E’ certamente possibile realizzare una filiera toscana della birra, che metta in relazione agricoltura, ricerca, maltazione, tecnologia brassicola e produzione finale; ma è necessario iniziare dalla comprensione di quale birra  si vuole ottenere, per comprendere qual è il tipo di malto necessario e, quindi, quali caratteristiche dell’orzo si cercano, per decidere le varietà da utilizzare e le tecniche agronomiche più adatte, per coltivarlo.

Come già evidenziato, l’immagine è stata realizzata da una AI.

La Toscana, ha evidenziato il referente regionale di UNIONBIRRAI, dispone di una vera e propria “dispensa” di materie prime potenzialmente utilizzabili nella produzione brassicola: frumento, farro, segale, grani antichi, luppolo, castagne, miele, frutta, erbe e botaniche. “L’obiettivo non deve essere avere semplicemente una birra con dentro un ingrediente toscano. Dobbiamo arrivare a produrre birre capaci di raccontare il territorio, attraverso materie prime, qualità, tracciabilità e identità. Il consumatore attribuisce valore all’origine locale, ma chiede prima di tutto qualità, gusto, esperienza e un prezzo coerente”.

Per UNIONBIRRAI, la sfida è mettere insieme le giuste competenze.: “Non si tratta semplicemente di fare birra con materie prime toscane, ma di costruire una filiera nella quale agricoltori, università e tecnici, maltatori e birrai possano creare insieme valore. È così che la birra può diventare un nuovo tassello dell’identità agroalimentare toscana”.

C’è anche un valido supporto legislativo che può sostenere il conseguimento dell’obiettivo; è la Legge Regionale 34/2025, alla cui elaborazione ha contribuito anche UNIONBIRRAI, durante alcune fasi dell’iter; è un testo che prevede strumenti per valorizzare la birra agricola e artigianale, incentivare le produzioni regionali di cereali, luppolo e castagne, sostenere ricerca, innovazione, formazione e cooperazione tra agricoltori e birrifici.
E, c’è anche un bando regionale del 2026, che prevede un contributo pari al 65% delle spese ammissibili e attribuisce un punteggio maggiore ai progetti con un livello più elevato di integrazione della filiera: fino a cinque punti per il ciclo completo dall’orzo toscano, attraverso la maltazione, fino alla produzione della birra.
Una filiera brassicola toscana è dunque possibile, e gli sviluppi possibili sono tanti e vanno anche oltre la produzione; ad esempio, le visite ai birrifici e ai campi, le degustazioni, abbinamenti con le produzioni locali e percorsi enogastronomici , che possono rafforzare il rapporto tra birra e territorio e aprire nuove opportunità per il turismo brassicolo.