Direttiva Europea: nuove regole per la buona e corretta gestione della filiera dell’acqua potabile!
25 Novembre 2022Informazione da comunicato diffuso da Celeris (società che coordina il progetto europeo WHOW finalizzato alla creazione di una infrastruttura europea per la condivisione e il riuso dei dati ambientali e sanitari) Consulenza dell’avvocato Paola Rita Esposito, esperta del Diritto delle Acque e Legal Advisor di Celeris
Nel segno della prevenzione, gli stati membri dovranno adeguarsi a quanto previsto dalla nuova direttiva dell’Unione, Direttiva 2020/2184, che sostituisce la 98/83/C. La finalità è inalterata, ma l’Europa ha preso coscienza delle molteplici criticità, segnala da cittadini e organizzazioni, come la Right2Water, che ha coordinato la campagna promossa dai cittadini europei per impegnare l’Unione Europea e gli Stati membri ad attuare il diritto all’acqua e ai servizi igienici.
La nuova direttiva impone chiari obblighi di corretta informazione, sorveglianza, controllo e garanzia, per proteggere la salute umana dalla contaminazione delle acque, garantendo la salubrità e la pulizia delle stesse.
Per approfondire, si aggiunge che l’obbligo del controllo deve avere carattere di prevenzione, lungo tutta la filiera dell’ approvvigionamento, osservando una visione globale dell’intero sistema, per poter delineare una completa “mappa del rischio”.
In tal senso, sono stati ridefiniti i parametri di riferimento microbiologici e chimici, inserendo, ad esempio, in fase estrattiva le microplastiche, gli interferenti endocrini e i prodotti farmaceutici e, in ambito di distribuzione domestica, il controllo di legionella e piombo, concentrando l’attenzione sui “locali prioritari” (strutture sanitarie, ricettive, scuole e pubblici esercizi). Vengono definiti anche i requisiti minimi di igiene per i materiali che entrano in contatto con le condutture e, cosa di primaria importanza, viene chiesto di garantire l’accesso all’acqua a tutti, anche agli emarginati e ai vulnerabili che, in Europa, sono circa 2 milioni.
Per quanto riguarda la corretta informazione, sarà fondamentale la raccolta periodica dei dati (informazioni relative alla valutazione e gestione del rischio per ogni punto di estrazione dell’acqua, informazioni contenenti i risultati di monitoraggio della qualità dell’acqua, degli incidenti, delle deroghe concesse…) ma anche poterli ben interpretare, per agevolarne l’apprendimento.
Da qui l’obbligo per legge di istituire in Italia un sistema informativo di raccolta dati centralizzato (la cosiddetta piattaforma AnTeA – Anagrafe Territoriale dinamica delle Acque potabili) e di rivedere l’intero sistema di sorveglianza e controllo della sicurezza dell’acqua potabile, affidato all’Istituto Superiore di Sanità. Quest’ultimo diventerà anche CeNSiA (Centro Nazionale per la Sicurezza delle Acque) con rinnovate funzioni ai fini dell’approvazione dei piani di sicurezza delle acque nell’ambito della valutazione della qualità tecnica dell’acqua e del servizio idrico di competenza di ARERA, Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente.
Si sta ridefinendo anche un sistema sanzionatorio sulle violazioni, per mantenere sempre più vigile l’attenzione dei consumatori a rispettare le regole, ma anche dei gestori del servizio ad essere altrettanto efficiente nel garantire tutti i servizi collegati all’uso dell’acqua, come la manutenzione delle attrezzature, gli investimenti, i costi ambientali e quelli legati al depauperamento delle risorse.
Questa sarà vera rivoluzione, si fonda sul principio che si smette di accettare lo spreco e l’abuso di un bene tanto prezioso.
Tempi di adeguamento per gli stati membri: l’Unione ha stabilito che (1) entro il 12/01/2026, dovranno essere adottate le misure necessarie affinché le acque destinate al consumo umano siano in linea con i parametri indicati nella Direttiva; (2) entro il 12/07/2027 dovrà essere istituito il piano di valutazione e gestione dei rischi per i bacini idrografici e per punti di estrazione; (3) entro il 12/01/2029, infine, dovranno essere introdotte misure atte a migliorare l’accesso e a promuovere l’uso di acqua per il consumo umano, unitamente al piano di valutazione dei rischi per i sistemi di distribuzione e di fornitura. Tutte le informazioni dovranno essere messe a disposizione dell’Agenzia Europea per l’Ambiente.
L’introduzione del nuovo approccio olistico preventivo alla sicurezza dell’acqua “basato sul rischio”, esteso dal ciclo naturale al ciclo idrico integrato (distribuzione delle acque potabili, fognature, depurazione, restituzione all’ambiente) porterà al rinnovamento dell’intero sistema idro-potabile, rivoluzionando il sistema esistente dei controlli sull’acqua (di tipo retrospettivo), con un criterio preventivo basato sull’analisi delle situazioni di potenziale pericolo che potrebbero verificarsi in tutta la filiera. In definitiva, la Direttiva 2020/2184 comporterà in Italia un radicale cambiamento delle strategie finalizzate al miglioramento della qualità delle acque potabili attraverso il rinnovamento dell’intero sistema idro-potabile.
Si tireranno le somme almeno ogni 5 anni, con periodica valutazione degli standard microbici e chimici oltreché delle procedure di monitoraggio, di campionamento e di valutazione del rischio.
Nel 2035 la prima, concreta valutazione della Direttiva nella sua applicazione globale.