MASAF – Misure del Coltivaitalia per l’attuazione del Piano Olivicolo Nazionale: 300 milioni in tre anni!

6 Agosto 2026 Off Di Redazione online

Il Ministero conta di rilanciare l’olivicoltura nazionale, attraverso il Piano Olivicolo Italiano 2026-2030, che è già stato presentato dal Governo alla Conferenza Stato Regioni. Ora si procederà per step, fino a conseguire il risultato di aumentare la produzione nazionale di olio extravergine di oliva, sostenere il reddito degli olivicoltori e valorizzare una delle eccellenze più rappresentative del Made in Italy.
Primi passi sono quelli che mirano all’incremento del 25% della produzione nazionale di olio extravergine di oliva, attraverso nuovi impianti, il recupero degli oliveti tradizionali, l’ammodernamento delle infrastrutture irrigue e il miglioramento della stabilità produttiva, grazie a uno stanziamento di 300 milioni di euro, pari a 50 milioni per il 2027, a 200 milioni per il 2028 e ulteriori 50 milioni per il 2029, contenuti nel Coltivaitalia e interamente dedicati settore olivicolo.

In verità, l’impressione è che certamente le intenzioni sono buone, anzi ottime, ma se viaggiamo sulle ali della speranza, va tutto bene, e invece  bisogna essere prudenti, quando si leggono frasi come questa che la nota stampa MASAF attribuisce al sottosegretario La Pietra:  “Vogliamo ridurre i costi di produzione mediante la formazione di personale altamente qualificato, la diffusione di sistemi digitali di supporto alle decisioni, il rafforzamento dei frantoi, infrastrutture strategiche della filiera e l’istituzione di un Osservatorio nazionale sui costi di produzione e sui prezzi di mercato”.

Sono sufficienti quei fondi per ottenere quei traguardi? E, ancora, è veritiero ipotizzare che formazione e digitalizzazione contribuiscano a far scendere i costi di produzione. Solo il tempo ci dirà se ciò sarà vero!

IL Sottosegretario MASAF, Patrizio Giacomo La Pietra

C’è un detto che dalle nostre parti si spiega così: ” Mai, che dicessi grazie a Dio” che stringi, stringi vuol dire che bisogna sapersi accontentare; quindi le buone intenzioni e i finanziamenti ci sono, se ne prende atto, ma ora spetta a chi ne sa, darsi da fare per ottenere i risultati sperati.

Ecco, alcune reazioni! Per UNAPOL (  Unione Nazionale Associazioni Produttori Olivicoli ), occorrono norme semplici e tempi certi; per UNAPROL ( leggi Coldiretti) chiede che s rispettino alcune regole: controlli di origine dell’olio; contrasto alle importazioni per mera speculazione; etichettatura obbligatoria delle olive da tavola; controlli avanzati sull’origine dell’olio, attraverso la mappatura isotopica.

Per AIFO ( Associazione Italiana Frantoiani), tutto bene, con l’auspicio che nel Piano olivicolo nazionale venga valorizzato il ruolo dei frantoi, centrali per la qualità, la sostenibilità e la competitività dell’olio italiano.

Abbiamo citato la mappa isotopica; essa si realizza con strumentazioni d’avanguardia, come lo spettrometro di massa isotopico che consente di valutare gli isotopi che vengono isolati nella verifica strumentale; essi hanno caratteristiche che dipendono da suolo e acqua di un certo luogo e dipendono da questi fattori: latitudine e distanza dal mare; temperatura, piogge, evaporazione; fotosintesi e disponibilità idrica, composizione geologica del terreno.

Se si analizzassero olive o olio, scopriremmo se davvero appartengono ad una identificazione geografica, dichiarata. Gli isotopi funzionano come le impronte digitali! Il vocabolo ISOTOPO deriva dal greco antico e scomponendolo si può tradurre con l’espressione STESSO LUOGO.

Ecco il Philaenus Spumarius, la Cicalina portatrice di Xylella

Torniamo al Piano Olivicolo, per informare che non si abbassa la guardia, per il contrasto alla XYLELLA; infatti, si attuerà uno specifico programma, che si basa sul monitoraggio e sulla prevenzione e sarà gestito dalla struttura commissariale nazionale, la cui costituzione è prevista all’interno del provvedimento Coltivaitalia.

La strategia prevede anche il rafforzamento delle Organizzazioni dei Produttori e della cooperazione di filiera, il potenziamento della tracciabilità mediante sistemi innovativi e la valorizzazione del vivaismo certificato, a garanzia della qualità del materiale vegetale destinato ai nuovi impianti.

Il Piano prevede anche azioni per la comunicazione, finalizzate all’educazione alimentare e alla comprensione del valore dell’olio extravergine d’oliva; azioni che coinvolgeranno anche il mondo della scuola.

Ribadiamo: basteranno 300 milioni in tre anni?

Nota – per questa ricerca ci siamo fidati della collega AI, o IA, se preferite, oltre che alle comunicazioni del Ministero e delle associazioni citate.

P. Trita Redazione AO