Coldiretti Lazio: obbligo etichettatura frutta secca sgusciata!
26 Febbraio 20251° gennaio 2025: in vigore l’obbligo dell’indicazione d’origine della frutta secca sgusciata, dalle nocciole alle mandorle, dai fichi secchi ai pistacchi. Finalmente ci sarà trasparenza in un settore che negli ultimi anni ha registrato una forte crescita dei consumi.
La normativa prevede l’obbligo di etichettatura dell’origine per la frutta secca sgusciata o essiccata e i prodotti di IV^ gamma, compresi funghi non coltivati, zafferano e capperi.
I prodotti di quarta gamma sono quelli, lavati preparati, confezionati, pronti per il consumo.
Le informazioni relative all’origine devono essere chiaramente visibili sull’imballaggio e/o sull’etichetta e l’indicazione del paese d’origine deve risaltare maggiormente rispetto all’indicazione del paese in cui è avvenuto l’imballaggio.
Coldiretti Lazio ha espresso particolare soddisfazione per il risultato conseguito, in particolare per le Nocciole, che rappresentano un’eccellenza di quel territorio, con oltre 27 mila ettari coltivati, prevalentemente nella Tuscia e un fatturato che supera i 120 milioni di euro. Le altre regioni, che condividono questo primato sono Campania e Piemonte.
Per l’etichettatura, però, manca ancora l’obbligo nella preparazione dei dolci, come le creme di nocciole; in verità, negli ultimi anni, spiegano da Coldiretti Lazio, è cresciuto il numero dei produttori che inseriscono in etichetta, volontariamente le informazioni sull’origine.
Secondo Coldiretti, il rischio è legato principalmente alle importazioni di prodotto estero che non rispetta le stesse regole in materia di usi di pesticidi vigenti nell’Ue, quindi sono prodotti che spesso hanno alti livelli di residui di sostanze pericolose.
Coldiretti continua ad impegnarsi con grande intensità, affinché in Unione Europea, tutti i prodotti siano correttamente etichettati; a tal proposito è attiva una raccolta firme, con l’obiettivo di ottenerne almeno un milione, per dire basta a cibi, importati e camuffati come italiani, e difendere la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori.
Accade, infatti, che alcuni prodotti stranieri, possano essere presentati come italiani, perché l’attuale norma del codice doganale sull’origine dei cibi consente l’italianizzazione, a causa di trasformazioni, anche minime.