In Europa stanno entrando Arance Egiziane con elevata quantità di sostanze vietate nell’Unione!

12 Febbraio 2026 Off Di Redazione online

I timori dei produttori europei sull’affidabilità dei prodotti importati da Paesi Terzi ( Extra UE) sembra essere confermata da quanto segnalato, con grande preoccupazione, dal Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP., che presenta un dato del Sistema di Allerta Rapida per Alimenti e Mangimi (RASFF): una delle prime spedizioni di arance dall’Egitto del 2026 si è accertato che contengano 0,21 mg/kg di Chlorpropham, un erbicida e regolatore di crescita, vietato nell’Unione Europea dal 2019. Si tratta di una dose ventuno volte superiore al precedente limite massimo consentito.

Gerardo Diana, presidente del Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP esprime la propria decisa posizione di tutela del prodotto siciliano, definendo “Non accettabile, ora più che mai, che esistano standard differenti sulla sicurezza alimentare, in Italia e in Europa i limiti sui residui sono giustamente stringenti, a tutela della salute di tutti i cittadini.”

L’unica difesa possibile per il Consorzio è quella di agire con incessanti controlli rigorosi e trasparenza per salvaguardare la salute pubblica e il lavoro dei produttori italiani ed è fondamentale anche ricordare ai consumatori che scegliere un prodotto, certificato con una identificazione di origine è garanzia di tutela sulla provenienza e qualità del prodotto.

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E’ indispensabile che i controlli vengano addirittura rafforzati, alle frontiere e anche all’interno di ogni Stato membro europeo. È fondamentale, secondo il Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP, monitorare non solo la presenza di residui di principi attivi vietati, ma anche l’eventuale introduzione di patogeni e parassiti delle piante da quarantena non ancora presenti in Europa, come ceppi virulenti di Tristeza che potrebbero compromettere anche i nuovi portainnesti utilizzati per contrastare questa grave patologia degli agrumi.

IL Presidente Diana propone anche una riflessione sul tema della concorrenza sleale:” «Non si tratta solo di sicurezza alimentare: anche le condizioni di lavoro, i costi e le tutele sono profondamente diversi. In Egitto, il costo del lavoro è almeno la metà rispetto a quello italiano, e gli standard di sicurezza nei luoghi di lavoro sono ben più bassi. Si crea così una competizione selvaggia e ingiusta che danneggia le nostre imprese e mette in pericolo la filiera di qualità che abbiamo costruito negli anni .

Per il Presidente del Consorzio, si tratta di una situazione che deve molto preoccupare, perché l’Egitto sta crescendo  nell’export di agrumi a livello mondiale e sta espando le proprie superfici coltivate.

Per concludere, Gerardo Diana fa riferimento anche ai danni causati dal Ciclone Harry, che ha colpito le due principali regioni italiane produttrici di agrumi: ” Il rischio che le arance egiziane invadano i nostri mercati è oggi più alto che mai. È dovere di tutti tutelare la salute dei cittadini e difendere la nostra agrumicoltura da questa concorrenza sleale”.