Wine Club: in Italia ce ne sono sempre di più ma ancora pochi
4 Luglio 2022
Cresce l’interesse delle cantine italiane per i wine club. Secondo i dati raccolti da Divinea il 17,3% delle cantine si è dotato di un wine club, ma il 75% non ancora ne comprende il valore.
Il Wine Club è nato per aumentare il numero dei winelovers, fidelizzarli,incoraggiarli ad aumentare i volumi di spesa e invogliarli a vivere esperienze, come visite nelle cantine.
I Wine Club italiani hanno, tuttavia, carateristiche diverse, rispetto a quelle sopra citate e molto diffuse negli USA: i nostri wine club offrono soprattutto accessi riservati agli utenti registrati e l’eshop con annate e formati speciali, mentre solo una su cinque propone l’abbonamento con spedizione periodica.
Secondo Dvinea, i wine club made in Italy hanno ancora ampi margini di crescita, nella logica che si debba investire sul consumatore.

Attualmente, secondo secondo rilevazioni Mediobanca, il 25% dei wine club italiani ha più di 1000 iscritti, un altro 25% da 500 a 1000, il 14,3% da 100 a 499, il 35,7% meno di 100.
I volumi generati sono spesso irrisori e le vendite tramite Wine club rispetto alle vendite DTC incidono meno del 5% nel 39,3% dei casi e più del 50% solo per il 3,6%.
Per concludere, secondo Divinea si deve puntare sul la crescita della domanda diretta del consumatore;incrementare la vendita diretta, perché rappresenta un canale commerciale integrativo e diversifica il rischio; inoltre, la vendita diretta al consumatore finale aumenta in maniera significativa la redditività dell’impresa; l’incasso immediato migliora le dinamiche finanziarie; infine il contatto diretto rappresenta un modo di fidelizzare il cliente.