Confagricoltura Emilia Romagna: siccità e calo produzione grano!
26 Maggio 2022
Causa siccità, in Emilia Romagna, calo di produzione del grano; previsione che riguarda soprattutto le varietà medio-tardive, per le quali lo sviluppo del chicco è stato rallentato dai picchi di temperatura e dalle ondate di calore.
La stima al ribasso tiene conto anche dell’aumento delle superfici coltivate, che nell’ultimo anno sono passate complessivamente, da 240 a 250 mila ettari.
Il calo delle rese medie ad ettaro è del 10% ed è più accentuato nell’areale che va dalla Romagna alle province di Bologna, Modena e in parte Ferrara, a causa delle scarse precipitazioni a partire da inizio anno.
Per il presidente della sezione cereali Lorenzo Furini, i timori maggiori riguardano il basso peso specifico del grano e un minor numero di chicchi per ogni spiga:”l’Emilia-Romagna ha prodotto 1,6 milioni di tonnellate di frumento tenero e duro nel 2021, quest’anno arriverà all’incirca a 1,44 milioni di tonnellate».
Più passano i giorni, più lo scenario rischia di peggiorare. «Le irrigazioni di soccorso possono risolvere il problema ma le aziende agricole non sono attrezzate – sottolinea Furini – servirebbero impianti capaci di garantire la nebulizzazione dell’acqua per evitarne la dispersione, oltre alla disponibilità degli agricoltori a effettuare gli interventi nelle ore serali o notturne».

Così Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura Emilia Romagna: «Occorre una vera programmazione delle superfici investite. È una lotta contro il cambiamento climatico che si vince soltanto mettendo in campo varietà tolleranti allo stress idrico, rilanciando con forza gli investimenti nella ricerca e nel miglioramento genetico varietale, grazie all’ausilio di nuove biotecnologie di precisione: cisgenesi e genome editing». E si unisce al monito del presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in relazione all’esito delle discussioni svolte al Consiglio Agricoltura della UE sulle conseguenze economiche della guerra in Ucraina. «La richiesta avanzata dalla maggioranza degli Stati membri – dichiara Giansanti – è assolutamente chiara e motivata. Per scongiurare una crisi alimentare su scala globale e frenare la corsa al rialzo dei prezzi, la UE deve aumentare la produzione interna di cereali, semi oleosi e colture proteiche. Spetta ora alla Commissione avviare rapidamente le necessarie iniziative legislative per dare agli agricoltori un chiaro quadro di riferimento per le scelte colturali. Ogni ritardo sarebbe incomprensibile ed ingiustificato».