Bio in Festa presenta la “Rete Italiana delle Politiche del Cibo Locali”

9 Giugno 2026 Off Di Redazione online

Bio in Festa è una iniziativa del Comune di Roma, insieme a Fede Bio, Slow Food, che si è svolta il 6 e 7 giugno, nell’Orto Botanico di Roma, per rilanciare il tema delle aree interne, con una diversa prospettiva, che è quella del coinvolgimento delle città, e con il riconoscimento dell’agricoltura BIO, quale strumento concreto per rafforzare la sicurezza alimentare e rilanciare le aree interne e di montagna.

ROMA

L’assessora Sabrina Alfonsi, delega all’Agricoltura, all’Ambiente e al Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale, ha proposto un’ampia riflessione, nella quale ha anche considerato i Comuni, come portatori di responsabilità della salute dei cittadini;  uno dei primi passi è la prevenzione attraverso scelte alimentari più sane, che rispettino l’ambiente. Servono politiche di coinvolgimento sociale, a partire dagli orti urbani. Ma anche stabilire un rapporto importante con le aree interne.

A Roma, c’è Il Consiglio del Cibo, strumento di governance partecipata che coinvolge oltre 250 soggetti collettivi, e garantisce ogni giorno circa 140-150 mila pasti biologici e a filiera corta nelle scuole pubbliche, su un territorio in cui 82mila ettari su 128mila totali sono verde e aree agricole.

Inoltre, gli orti urbani comunitari nelle periferie, dotati per la prima volta di una voce dedicata nel bilancio comunale, e gli oliveti affidati alla cura di cittadini e associazioni, completano un quadro in cui il cibo è diventato asse esplicito dell’azione di governo. È in costruzione inoltre uno dei parchi agricoli più grandi d’Europa, che prevede orti comunitari, appezzamenti affidati a cooperative sociali e sperimentazioni in collaborazione con le università.

FIRENZE

La vicesindaca Paola Galgani ha presentato il Distretto Biologico dell’area fiorentina, riconosciuto dalla Regione Toscana all’inizio del 2026 e cresciuto da cinque a nove amministrazioni comunali.

Il Distretto è uno strumento di governance che riunisce imprese, associazioni e aziende agricole intorno a obiettivi condivisi di accessibilità economica del biologico, tutela ambientale e garanzie sul lavoro.

Parallelamente, l’amministrazione sta lavorando alla trasformazione di una parte del mercato ortofrutticolo comunale, proprietà pubblica per il 65%, in un food hub per le produzioni di prossimità, per sostenere le piccole aziende biologiche che senza una rete distributiva rischiano di restare invisibili al mercato. «Il primo obiettivo è un cibo sano, buono e giusto, ma anche sostenibile da un punto di vista economico. Dobbiamo evitare che il biologico diventi una scelta accessibile solo a chi può permettersela» ha dichiarato Galgani.

 

PERUGIA
l’assessore all’Agricoltura del Comune di Perugia David Grohmann, ha parlato del cibo come paradigma di un nuovo modello di sviluppo. “È importante fare squadra: i modelli non sono direttamente trasferibili, ma devono essere trasformati in qualcosa di unico nei vari territori”.
Perugia ha portato l’esperienza di una città che costruisce le proprie food policy a partire dal contrasto allo spreco alimentare nelle 63 mense comunali, il sostegno ai Gruppi di Acquisto Solidale e Popolare – che includono una quota di cassette distribuite gratuitamente alle famiglie che non possono permettersela – e l’avvio di un atlante del cibo per mappare gli attori della filiera locale.
L’obiettivo dichiarato è costruire anche a Perugia un Consiglio del Cibo, adattato alla scala e alle specificità di un territorio vastissimo, con una forte presenza di terre agricole: 250 chilometri quadrati su 450 complessivi, con una popolazione distribuita in borghi storici.

GENOVA

E’ l’esperienza più recente. Francesca Ghio, vicepresidente del Consiglio Comunale e consigliera delegata alle Politiche del Cibo ha presentato la Delega alle Politiche del Cibo, istituita da un anno,  struttura amministrativa da costruire quasi da zero. È proprio l’esperienza genovese a restituire con più chiarezza il senso della rete che si è consolidata all’Orto Botanico.
“L’alleanza che si sta creando tra le amministrazioni locali ci permetterà di avere risultati nelle politiche del cibo. Quando parliamo di food policy tra amministrazioni comunali riusciamo ad aiutarci: non si crea la competizione del ‘io devo fare meglio’ ma ci si chiede ‘come ti aiuto?’”

MELPIGNANO ( Lecce)

La sindaca Valentina Avantaggiato ha parlato del cambiamento delle politiche alimentari, che si è spinta fino alla produzione agricola, che deve essere supportata dall’intervento pubblico:” la micro produzione, il ritorno ai campi dei giovani sono elementi che ci permettono di garantire l’accesso a cibo buono e di qualità a tutti. Altro che dieta mediterranea: nel sud del Paese l’obesità è in crescita, è nostra responsabilità invertire questa tendenza”.

Il CIBO per le CITTA’ : dalle aree interne alle città!

Le aree interne rappresentano quasi l’80% del territorio nazionale, sono abitate dal 25% della popolazione e custodiscono il 92% delle DOP italiane. Eppure tra il 2000 e il 2020 le aziende agricole italiane si sono ridotte del 52%: oltre 1,2 milioni di realtà scomparse, l’80% delle quali nelle aree interne.

L’Italia ha già raggiunto in diverse regioni l’obiettivo europeo del 25% di superficie coltivata a biologico entro il 2030: la capacità produttiva c’è, quello che manca è una domanda pubblica strutturata capace di valorizzarla. Le scelte di acquisto delle grandi città, nelle mense scolastiche, nella ristorazione ospedaliera, nei mercati contadini, sono uno degli strumenti più diretti per sostenere la tenuta economica di questi territori.

Nelle prossime settimane verrà istituito dai soggetti partecipanti a Buono e Bio in Festa un tavolo politico dedicato alle aree interne di montagna, con l’obiettivo di costruire un modello di riferimento nazionale adattabile alle diverse specificità dei territori.