Caporalato: non più emergenza, ma realtà strutturata: è il Pensiero di Feder Bio, Slow Food, Roma Capitale!

8 Giugno 2026 Off Di Redazione online

Interrogata una Intelligenza Artificiale, così ha realizzato una immagine pilota, che secondo i dati in suo possesso, descrive il caporalato: catene, sfruttamento fisico e psicologico, danaro, cupo buio profondo!

Un documento sottoscritto da Roma Capitale FedeBio Slow Food punta proprio su questa affermazione di principio. Secondo queste rispettabili organizzazioni il caporalato deve essere affrontato con uno schema mentale differente, rispetto al passato. Colpisce questo passaggio, che nella nota stampa è conclusivo, ma che da AO abbiamo deciso di utilizzare per iniziare la presentazione di questo articolo: ” La pressione sui prezzi lungo la filiera, gli squilibri nei rapporti di forza tra produzione e distribuzione, la frammentazione del sistema agricolo e la vulnerabilità della manodopera migrante rappresentano alcuni dei fattori che favoriscono il ricorso a forme di lavoro irregolare. Per questo il caporalato non riguarda soltanto la tutela dei lavoratori, ma anche il funzionamento complessivo del sistema alimentare.”

Il riferimento agli step della filiera, con quelli che vengono definiti squilibri, è argomento sul quale soffermarsi per una riflessione. E’ duro il commento delle tre organizzazioni che esprimono questo concetto: “i lavoratori più fragili muoiono sull’altare del prezzo basso alla vendita, ma quando il prezzo è così basso, vuol dire che i consumatori non stanno pagando il prodotto, ma le spese di trasporto e gestione della GDO. Paradossalmente l’aumento del costo alla vendita dei prodotti alimentari non ha fatto altro che aumentare il divario tra i cittadini che pagano un prezzo alto e i lavoratori che ricevono una remunerazione sempre più bassa. Tutti i cittadini hanno diritto ad accedere a un cibo di qualità, se gli stipendi in Italia non consentono a tutte e tutti di nutrirsi adeguatamente, allora il problema sono le pensioni e gli stipendi troppo bassi.”

Per Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura del Comune di Roma, Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia e Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, sono troppe le esternalità negative dietro al cibo, non solo ambientali, ma anche sociali, che costringono a pagare il prezzo più alto ai più deboli, lavoratori a basso reddito e contadini: non è accettabile che lo sfruttamento sia considerato legittimo se garantisce un benessere”

In conclusione, c’è una legge che dovrebbe essere ben applicata, è la n°199 del 2016, che ha introdotto pene più severe e  responsabilità anche per gli imprenditori, oltre a strumenti di tutela per le vittime, ma vengono ignorati  molti aspetti fondamentali.

La nota stampa rileva anche quali sono i punti critici di cui si nutre lo sfruttamento da caporalato: la disponibilità di alloggi, per cui i 200 milioni del PNRR per eliminare i ghetti sono stati spesi solo in minima parte; il trasporto collettivo, essenziale per rispondere alle dinamiche del lavoro agricolo; il collocamento legale di manodopera.

Secondo Slow Food, Roma Capitale e FederBio le  istituzioni dovrebbero aumentare i controlli, questo farà sì che più aziende agricole rispettino le regole: “ È necessario dare pieno corso alla legge, applicando l’indice di coerenza, che permette di controllare la congruità tra quanto è grande l’azienda agricola, quanto produce e quante ore lavoro sono necessarie.”

Questa nota è stata redatta, nel corso di  Buono e Bio in Festa, la due giorni dell’Orto Botanico di Roma, promossa dall’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale, FederBio e Slow Food Italia, in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Mountain Partnership-FAO, in programma il 6 e 7 giugno, all’indomani della manifestazione organizzata dai sindacati in risposta all’episodio dell’uccisione dei quattro lavoratori migranti ad Amendolara.