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Pfil Hogan -Missione USA per ilCommissario UE All'Agricoltura!

Sulla delicata questione dazi USA,e sul timore che il Made in Italy venga penalizzato,interviene anche il direttore  generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani (foto),che chiede rapidità ed efficienza,nell'azione diplomatica UE,che ha portato il Commissario all'Agricoltura,Phil Hogan,negli Stati Uniti,per scongiurare gli effetti dell'allargamento della lista dei prodotti,a potenziale dazio aggiuntivo,includendo tra gli altri anche vino, olio e pasta italiani.

Per Mantovani,c'è tempo,per agire con successo,perché il provvedimento USA,scatterà a metà febbraio e per questo è necessario che l’Unione europea dia riscontro alle istanze contenute nella lettera della ministra alle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, recapitata nei giorni scorsi al Commissario Europeo per l'Agricoltura».

«Inutile dire – ha aggiunto Mantovani - come per il comparto vino la preoccupazione sia enorme: basti pensare che, complici anche le scorte accumulate nei mesi precedenti, i vini fermi francesi sottoposti all’extra-dazio del 25% hanno registrato un calo di vendite negli Usa del 36% a valore nel solo mese di novembre rispetto alla stessa mensilità sul pari periodo 2018.

Dall'Osservatorio del Vinitaly Nomisma Wine Monitor,risulta che,al contrario,l’Italia ha chiuso il mese con una crescita di quasi il 10%. Le imposte aggiuntive,spiega iul DG di Veronafier, rischia di provocare la perdita di quote di mercato,poi  difficilmente recuperabili,a tutto vantaggio del Nuovo Mondo produttivo. Da parte nostra, ha concluso il direttore generale di Veronafiere,"proseguiamo nella nostra attività di supporto del settore nel principale mercato mondiale, anche con una task force operativa in grado di ampliare del 20% la presenza di operatori statunitensi ospiti già a partire dal prossimo Vinitaly e al tempo stesso di accelerare sulle nuove frontiere commerciali di un comparto ancora troppo legato agli sbocchi tradizionali».


Secondo l’Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor (fonte: stime su dati doganali), l’Italia nel 2019 chiuderà le vendite verso gli Usa in crescita di circa il 5%, per un corrispettivo record che sfiorerà 1,8 miliardi di euro. Si tratta di un’incidenza di quasi il 28% sull’export globale di vini made in Italy, molto più del suo competitor francese – che pur è il principale fornitore a valore -, la cui quota non arriva al 20% per effetto di una più ampia e organica scacchiera dei mercati di riferimento. Gli Stati Uniti hanno infine registrato nell’ultimo quinquennio il maggior incremento tra i 5 top mercati mondiali per il vino italiano, con un +38,6% a valore.

 
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